La musica del tango argentino, nata e sviluppatasi a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, nasce dall’unione di musiche europee ed africane come la polka, l’habanera, la milonga, il flamenco, la mazurka e il kondobe. Agli albori del tango, i musicisti usavano flauti, chitarre, violini e, più tardi, il bandoneon; strumenti facili da trasportare per portare la musica a feste, ritrovi di strada o nei cortili. I musicisti suonavano a orecchio, improvvisando, perciò le musiche degli albori del tango, non trascritte né incise su disco, sono per la maggior parte perdute.

Agli inizi del Novecento, quando il tango inizia ad essere ballato anche nei caffè, si impone il classico trio bandoneon, violino e pianoforte, sostituito negli anni ’10 dal sestetto formato da due bandoneon, due violini, pianoforte e contrabbasso.

Fra i musicisti più celebri di questo periodo, i fratelli De Caro arricchiscono la musica del tango con invenzioni sonore, effetti dinamici inaspettati, fischi e risate.
È grazie a Carlos Gardel che, negli anni Venti, il tango esce dalle periferie per entrare nei quartieri centrali di Buenos Aires.

Tra i musicisti dell’epoca d’oro del tango ricordiamo Carlos de Sarli, inventore di un tango melodico e virtuoso ricco di archi e Osvaldo Pugliese, amante delle sonorità forti e complesse, inventore di una forma di cayengue da lui battezzata “yumba”.
Intorno agli anni Cinquanta si afferma l’orchestra di Astor Piazzolla mentre gli anni Settanta – Ottanta vedono l’unione del tango con le sonorità del rock, della musica classica e dell’elettronica.

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